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Per tre mesi e mezzo, dalla fine di agosto a metà novembre 2005, chi visiterà Boston avrà una bellissima sorpresa. Di fronte al Boston Museum of Fine Arts (MFA) sono, infatti, ancorati due Coppa America. Sono i protagonisti dell'edizione 1992, il bianco Defender America3 e il rosso sfidante italiano Il Moro di Venezia V. Uomo d'affari, appassionato d'arte e grande velista, Bill Koch è stato interpellato dal MFA per esporre al pubblico alcuni dei suoi tesori d'arte. L'esibizione, che s'intitola "Le cose che amo", include capolavori di Monet, Renoir, Degas, Modigliani, Botero. Non è passata inosservata l'aggiunta dei due scafi di Coppa, perfettamente armati e completi di chiglia.
Ma quand'è che le barche di America's Cup sono diventate degli oggetti d'arte? Beh, se aveste assistito alla lussuosa cerimonia per il varo del primo Il Moro di Venezia, l'undici marzo 1990 nel cuore della città lagunare, oggi non vi porreste neanche la domanda! Per la sfida messa in piedi dall'industriale Raul Gardini, con il supporto del suo Gruppo Montedison, si mise in moto una macchina organizzativa che non lasciò niente al caso. Vennero costruiti cinque yacht chiamati Il Moro di Venezia, una vera e propria armata che scese in campo con il solo obiettivo di portare la Coppa in Italia.
Paul Cayard venne nominato skipper, il progettista argentino German Frers, già firma di numerosi Maxi per Gardini, disegnò le barche, assistito dall'americano Robert Hopkins Jr (ex team Stars & Stripes durante la vittoriosa edizione di Freemantle del 1987). Il portoghese Fernando Sena divenne responsabile del nuovissimo cantiere Tencara, a Porto Marghera, mentre il francese Laurent Esquier, (già nel team del Barone Bich) fu nominato manager operativo.
La storia inizia nel 1990. L'undici marzo Il Moro di Venezia I è varato a Venezia. Il Moro II ITA-7, varato a Puerto Portals, Spagna, segue il 7 di agosto. Il 15 aprile 1991, Il Moro III ITA-15 è pronto per raggiungere la flotta a San Diego. Anche il Il Moro IV ITA-16 scende in acqua a San Diego il 15 giugno 1991. L'ultima barca della flotta si comincia a costruire nel luglio del 1991 e, una volta pronta, viene spedita via aereo a San Diego dove arriva il 16 dicembre 1991.
Il 24 gennaio 1992, Il Moro V viene ufficialmente selezionato per correre la Louis Vuitton Cup. Gli italiani finiscono terzi nel primo Round Robin, dietro New Zealand e i giapponesi. Il secondo Round Robin li vede secondi ma nel successivo, ritornano terzi. Ancora una volta sono i giapponesi di Nippon JPN-26 a vincere il primo posto, seguiti da New Zealand NZL-20. I francesi con Ville de Paris FRA-27, terminano quarti. Nelle semifinali NZL-20 and ITA-25 eliminano i giapponesi e i francesi.
Alla vigilia delle finali della Louis Vuitton Cup, Il Moro di Venezia, timonato da Paul Cayard, è secondo dietro New Zealand, con Rod Davis alla ruota. In trenta regate corse tra il 25 gennaio e il 9 aprile 1992, gli italiani vincono 21 volte. Le finali Louis Vuitton Cup 1992 furono spettacolari. New Zealand vinse la prima regata per 1 minuto e 32 secondi; gli italiani vinsero la seconda per un solo secondo!. Poi il team kiwi vinse tre gare di fila. Fu allora che Cayard, ad un solo punto dalla sconfitta, protestò l'equipaggio di NZL 20 per un uso scorretto del bompresso. Vinse la protesta e l'ultima vittoria kiwi fu annullata.
Il punteggio diventò quindi 3-1 a favore della Nuova Zelanda. Cayard protestò nuovamente l'uso improprio del bompresso a bordo della barca kiwi e questa volta la disputa vide il comitato Louis Vuitton Cup di opinione opposta a quello dell'America's Cup. Per chiudere la questione, i kiwi decisero di abbandonare le manovre ritenute scorrette. Inoltre sostituirono Rod Davis con Russell Coutts, il quale aveva timonato NZL-20 (con la chiglia tandem) soltanto tre volte. Sconcentrati, i kiwi persero contro Il Moro di Venezia V che si aggiudicò la Louis Vuitton Cup 1992. Il team italiano si preparò ad affrontare Bill Koch e la sua barca Defender America3, nel Match fissato tra il 9 e il 16 maggio.
Fino ad oggi Il Moro di Venezia V è stata l'unica barca italiana ad aver vinto una regata nel Match di America's Cup ed è una vittoria vale la pena di essere raccontata. Durante le seconda regata, le barche erano vicinissime e parallele a pochi metri dall'arrivo. Cayard ebbe allora un'idea geniale: allentò di colpo il tangone dello spinnaker in modo che la vela volasse oltre la prua, tagliando la linea di arrivo un soffio prima di America3. Ringalluzziti da quella vittoria, gli italiani sperarono di ribaltare ancora una volta il risultato a loro favore ma non ci riuscirono e America3 USA-23 difese l'America's Cup per 4-1. Anche se "in America's Cup non c'è secondo", tutti ricordano perfettamente "Il Moro", la barca rossa del 1992: che capolavoro!
J.T./ba
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Anno di costruzione
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12/1991 |
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Varo
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16/12/1991 |
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Edition 28(1992)
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Crew
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16 |
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Costruzione
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Fibra al Carbonio |
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Albero
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Fibra al Carbonio |
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L.O.A
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22.9 |
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L.W.L
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18.1 |
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Albero
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32.5 |
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Baglio
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5.5 |
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Boma
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Superficie velica
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Dislocamento
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24.5 |
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Pescaggio
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Rating
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IACC |
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Zavorra
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