INTRODUZIONE
La velocità da sola non basta a vincere una regata
Sebbene l'America's Cup si basi, tanto sulla tecnologia e sul disegno, quanto sull'abilità delle barche in mare, è molto raro che uno yacht vinca una regata soltanto perché più veloce dell'avversario. I diciassette uomini a bordo, infatti, saranno responsabili del risultato e daranno certamente il massimo, concentrati in uno sforzo psichico e fisico immane.
Il match race di America’s Cup è un lavoro di squadra
Che sia l'equipaggio di prua a guidare il timoniere verso una corretta e puntuale partenza; che siano i grinders, con i muscoli delle braccia che bruciano per le 37 virate di seguito in una bolina corsa con 23 nodi di vento; che sia il tattico, chiamato ad una decisione rischiosa e drammatica, che potrebbe mettere a rischio due ore di regata e l'intera America's Cup, non importa. Un match di America's Cup è un lavoro di squadra, compiuto ai massimi livelli, anche se a volte, talune sfumature sono difficili da comprendere.
Negare ogni opportunità all'avversario
In qualunque regata l'importante è vincere; in un match race è vincere l'altra barca. Il principio base è quello di bloccare le mosse dell'avversario, "marcandolo" come nel gioco del calcio. La regola è quella di impedire il sorpasso all'avversario, posizionando la propria barca tra l'avversario e la boa. Ma per farlo bisogna essere davanti. Se si è dietro, invece, bisogna tentare di portare l'avversario all'errore, o di sfruttare un'eventuale superiorità di potenza per ribaltare la situazione.
Il match race si potrebbe spezzettare in tre segmenti chiave: la prepartenza (i cinque minuti che precedono il segnale dello start); la prima bolina (il tratto dalla partenza alla prima boa) e tutto il resto (dalla prima boa fino al traguardo).
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