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- 03.05.2007

Stefan Rahm: Victory Challenge in corsa per la semifinale

Stefan Rahm, 39 anni appena compiuti il primo maggio, di Stoccolma, è il tattico di Victory Challenge. È alla sua seconda America’s Cup, sempre con il team svedese. Da nove anni regata nel circuito internazionale di match race con lo skipper Magnus Holmberg.

Come state affrontando questi duelli finali per raggiungere le semifinali della Louis Vuitton Cup?
 
Stiamo regatando come se fosse un normale evento di match race, anche se la pressione in America’s Cup è molto più forte. Tutti gli incontri sono estremamente importanti e il risultato è ancora aperto. Basta guardare la sconfitta che ha subito BMW ORACLE Racing da parte di China Team; potrebbe succedere anche a noi e, per due soli punti, il nostro destino cambierebbe totalmente. Nelle ultime tre settimane non siamo riusciti a fare i normali lavori di manutenzione alla barca. Invece, dovremmo fare un check completo almeno una volta alla settimana. Potrebbero sorgere dei problemi, soprattutto con vento forte. Però, questa è una situazione particolare che stanno vivendo tutti i team.
 
Quali sono i punti deboli dei vostri avversari?
 
Emirates Team New Zealand non ha sempre vinto facilmente e ha perso contro Mascalzone Latino. I neozelandesi sono alla nostra portata. Mascalzone Latino è partito forte e con molta sicurezza, ma poi ha incontrato parecchie difficoltà e sono emerse delle fragilità. Desafío Español 2007 spesso lascia aperto il gioco ed evita il contatto ravvicinato con l’avversario. Se fanno una regata tatticamente perfetta vincono, ma se giudicano male un salto di vento, possono compromettere tutto.
 
Che livello ha raggiunto Victory Challenge a questo punto della competizione?
 
Stiamo facendo molti progressi, ma il livello degli sfidanti è simile e noi abbiamo potuto costruire una sola barca nuova. Così abbiamo dedicato molto tempo alla ricerca e allo sviluppo. Tuttavia, non abbiamo navigato molto con SWE 96. Qualche giorno fa c’erano 23 nodi e abbiamo capito per la prima volta come si comporta la barca in quelle condizioni. Lo abbiamo scoperto in regata, non in allenamento! Così abbiamo effettuato un paio di virate in più, anche se non erano necessarie, e abbiamo constatato che la barca si muove veramente bene. Ora abbiamo finalmente uno scafo che potrebbe andare molto avanti nella competizione.
 
Avete ingaggiato molti velisti che hanno partecipato alla recente regata attorno al mondo. Perché?
 
L’anno scorso vevamo bisogno di persone per completare l’equipaggio. Cercavamo ottimi velisti che fossero subito operativi e capaci di immergersi immediatamente, a tempo pieno, nel lavoro. Anche se la “vecchia guardia” di Victory Challenge era già affiatata e stava lavorando insieme da diverso tempo, i nuovi arrivati hanno portato aria fresca e un nuovo spirito. Ci hanno permesso di fare un buon salto avanti.
 
Come ti trovi a stare in barca con tuo fratello? (Mattias Rahm è stratega a bordo di Victory Challenge, ndr).
 
La comunicazione in pozzetto è importante e il fatto di essere fratelli ci rende più forti. Abbiamo una grande intesa e spesso intuiamo le stesse cose nello stesso istante. Inoltre, parliamo molto. Lavoriamo molto bene anche con Santiago Lange, che è uno dei miei migliori amici. Lui ci fornisce molte informazioni dall’albero che confrontiamo con quelle che abbiamo noi in basso. In questo modo non rischiamo di avere un solo punto di vista.
 
Julia Huvé




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